Carta d’identità di Miguel de Unamuno

Nome: Miguel

Cognomi: de Unamuno y Jugo

Data di nascita: 29 settembre 1864

Luogo di nascita: Bilbao, Paesi Baschi, Spagna

Professione: professore di Lingua e Letteratura Greca presso l’Università di Salamanca, Rettore della stessa, scrittore poliedrico, filosofo, politico

Mogli: una, Concha Lizarraga

Figli: nove

Cosa scriveva: saggi filosofici, romanzi, racconti, drammi, poesie, poemi, articoli

Libro più famoso: il saggio filosofico Del sentimento tragico della vita negli uomini e nei popoli (1913)

Contesto storico: complicato. La fine del XIX e l’inizio del XX secolo spagnoli sono caratterizzati da forti dissidi interni tra rivendicatori di autonomie regionali (vedi i Paesi Baschi di Unamuno), nazionalisti ed europeisti. La Spagna si trova ad affrontare un delicato momento di declino politico ed economico. Perde gli ultimi stati (Cuba, Porto Rico, Filippine) del suo ormai ex-impero coloniale (Guerra ispano-americana del 1898), anche se all’inizio del XX parteciperà alla colonizzazione dell’Africa. Tra il 1923 e il 1931 viene instaurato il regime dittatoriale del generale Miguel Primo de Rivera – con il quale Unamuno non smise mai di polemizzare. Nel 1931, dopo la crisi economica mondiale seguita al crollo di Wall Strett del ’29, cade la monarchia e il regime di Primo de Rivera e viene proclamata la Seconda Repubblica Spagnola, di cui Unamuno fu protagonista. Durerà poco: i ribelli del generale Francisco Franco prevarranno nella Guerra Civile Spagnola (1936-39) costringendo nuovamente il Paese ad un regime dittatoriale di stampo fascista fino al 1975.

Luoghi in cui ha vissuto: Bilbao, Madrid, Salamanca, Fuerteventura, Parigi, Hendaye (in questi tre ultimi in qualità di esiliato o autoesiliato)

Posizioni politiche: socialista / liberale / repubblicano / franchista (poi rinnegherà il suo appoggio a Franco che nel 1936 lo destituì dal suo ruolo di Rettore dell’Università di Salamanca)

Confessione religiosa: fervente cattolico / umanista ateo / cattolico sui generis (tendenzialmente antidogmatico)

Pensiero filosofico: vi è un unico autentico problema vitale, perché quello che ci tocca più nel profondo: il problema del nostro destino individuale e personale, del perdurare della nostra anima, del nostro corpo e soprattutto della nostra identità. L’uomo vive costantemente il conflitto interiore, che Unamuno chiamerà “sentimento tragico della vita”, tra ragione e fede, tra la consapevolezza della finitudine e la brama di vivere per sempre.

Correnti letterarie e culturali cui è stato avvicinato: Generazione del ’98, gruppo di intellettuali spagnoli impegnati nel progetto di rigenerazione culturale del Paese. Ne facevano parte Pío Baroja, Azorín, Ramiro de Maetzu, Ramón María de Valle-Inclán, Antonio e Maniel Machado, Jacinto Benavente, Vicente Blaco Ibáñez, Ramón Menéndez Pidal…

Correnti filosofiche cui è stato avvicinato: volontarismo, irrazionalismo, esistenzialismo ante litteram (sebbene egli non gradisse etichette)

Cosa gli piaceva leggere: Pascal, Spinoza, Kierkegaard…

Modelli ai quali si ispira: Don Chisciotte, Cristo

Aspirazione massima: non morire mai

Perché viene ricordato: per essere stato un punto di riferimento fondamentale (intellettuale e politico) nella Spagna del suo tempo, nonché prolifico scrittore. È considerato un innovatore in campo narrativo e drammaturgico.

Attualità della sua filosofia: il problema della durata della nostra anima non è ancora stato risolto e l’uomo è ancora tormentato dal conflitto tra ragione e sentimento.

Segni particolari: i suoi libri sono stati messi all’Indice.

Motto: «Vogliamo corpo e non ombra di immortalità!»

Ultimo respiro: Salamanca, 31 dicembre 1936, agli albori della Guerra Civile Spagnola.

Stefano Scrima (da Diogene Magazine, 21/10/2015)


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Immagine: Ritratto di Miguel de Unamuno, Ramon Casas, 1904-1905.

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Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

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